La tecnomassa supera la biomassa: perché il verde è diventato una vera infrastruttura
Per la prima volta nella storia del pianeta, la massa di ciò che l’uomo ha costruito ha superato la massa di tutti gli esseri viventi messi insieme. Non è una metafora, ma un dato misurabile: edifici, strade, cemento, asfalto, metalli e materiali industriali costituiscono oggi una quantità di materia superiore a quella di piante, animali, funghi e microrganismi.
Questo dato, che può sembrare astratto, racconta invece una trasformazione profonda del nostro rapporto con il pianeta. Non riguarda solo le città o le grandi infrastrutture, ma anche il modo in cui pensiamo il paesaggio, il suolo e persino i giardini.
- Biomassa e tecnomassa: due mondi a confronto
- Cosa significa vivere in un mondo dominato dalla tecnomassa
- Il suolo: il grande assente nel dibattito
- Perché anche i giardini contano
- Il dry garden come risposta concreta
- Dal giardino al pianeta: una responsabilità condivisa
Biomassa e tecnomassa: due mondi a confronto
Con il termine biomassa si intende la massa totale di tutti gli organismi viventi sulla Terra, esclusa l’acqua: piante, batteri, funghi, animali, microrganismi. È una quantità enorme, stimata in circa 1.100 gigatonnellate. Di questa massa, la parte dominante è costituita dalle piante, che da sole rappresentano la stragrande maggioranza della biomassa globale.
La tecnomassa, invece, è l’insieme di tutto ciò che l’essere umano ha prodotto: edifici, infrastrutture, strade, macchinari, materiali da costruzione. Oggi questa massa ha superato 1.300 gigatonnellate, e la cosa più impressionante è che gran parte di essa si è accumulata in poco più di un secolo, soprattutto a partire dal Novecento. Questo significa che, in tempi estremamente rapidi rispetto ai cicli naturali, abbiamo modificato l’equilibrio materiale del pianeta.
Tra tutti gli esseri viventi, le piante rappresentano la componente più rilevante della biomassa. Non solo in termini quantitativi, ma soprattutto funzionali. Le piante sono alla base della vita sulla Terra: regolano il ciclo del carbonio, producono ossigeno, raffreddano l’ambiente, trattengono il suolo, regolano il ciclo dell’acqua. Eppure, proprio mentre la loro importanza ecologica diventa sempre più evidente, lo spazio a loro dedicato viene progressivamente ridotto, frammentato o artificializzato. Il problema non è solo la perdita di superfici verdi, ma il fatto che il verde rimasto spesso viene progettato come elemento decorativo, non come sistema vivente.
Cosa significa vivere in un mondo dominato dalla tecnomassa
Un pianeta in cui la tecnomassa supera la biomassa è un pianeta:
- più impermeabile,
- più caldo,
- più frammentato,
- più fragile dal punto di vista ecologico.
Cemento e asfalto non assorbono acqua, non fissano carbonio, non producono ossigeno. Al contrario, amplificano il calore, accelerano il deflusso delle piogge e aumentano lo stress per piante e suoli.
Questo squilibrio ha conseguenze dirette anche su scala locale: città più calde, terreni impoveriti, piante più stressate, maggiore richiesta di acqua e manutenzione. In questo contesto, continuare a progettare spazi verdi come se il clima e il suolo fossero quelli di cinquant’anni fa non è più sostenibile.
Il suolo: il grande assente nel dibattito
Quando si parla di tecnomassa, si parla anche, e soprattutto, di suolo perso. Ogni superficie impermeabilizzata è un suolo che smette di vivere. Un suolo che non respira, non assorbe acqua, non ospita microrganismi, non sostiene le piante.
Nel lavoro di un vivaio e nella progettazione del verde, il suolo dovrebbe tornare al centro. Un giardino non è fatto solo di piante, ma di un equilibrio tra suolo, acqua e vegetazione. Ignorare questo equilibrio significa creare spazi verdi fragili, che richiedono continue correzioni artificiali.
Perché anche i giardini contano
Di fronte a numeri globali così grandi, è facile pensare che il singolo giardino sia irrilevante. In realtà è vero il contrario. Ogni spazio verde ben progettato è una piccola porzione di biomassa che resiste all’avanzata della tecnomassa.
Un giardino può:
- restituire permeabilità al suolo,
- ridurre il calore locale,
- sostenere insetti e biodiversità,
- assorbire CO2,
- funzionare con meno risorse se progettato correttamente.
La differenza non la fa la dimensione, ma l’approccio.
Il dry garden come risposta concreta
In un mondo sempre più costruito, il giardino non può essere un luogo che consuma risorse in modo sproporzionato. Il dry garden nasce proprio come risposta a questo squilibrio: un modo di progettare il verde che accetta i limiti ambientali e lavora con essi, invece di combatterli.

Scegliere piante adatte al clima, ridurre l’uso dell’acqua, rispettare il suolo e la sua struttura significa creare spazi verdi che non aggravano il problema, ma contribuiscono, anche se in piccola parte, a riequilibrare il rapporto tra vivente e costruito. Non è una rinuncia estetica, ma un cambio di prospettiva: meno controllo artificiale, più funzionamento naturale.
Inoltre, chi seleziona e coltiva piante per il proprio giardino, oggi, ha un ruolo chiave. Non si tratta solo di scegliere varietà belle, ma di selezionare specie che abbiano senso nel contesto climatico ed ecologico attuale. Piante che non richiedano di essere sostenute da una quantità eccessiva di acqua, energia e manutenzione.
In un pianeta dove la tecnomassa ha superato la biomassa, ogni scelta vegetale diventa anche una scelta culturale. Significa decidere se aggiungere un altro strato artificiale, oppure rafforzare ciò che è vivo.
Dal giardino al pianeta: una responsabilità condivisa
Il dato sulla tecnomassa non è solo una curiosità scientifica, ma un segnale chiaro. Abbiamo costruito molto, forse troppo, e spesso senza lasciare spazio sufficiente ai sistemi viventi che rendono abitabile il pianeta.
Ripensare il modo in cui progettiamo i giardini, scegliamo le piante e trattiamo il suolo non cambierà da solo il mondo, ma è parte di una risposta più ampia e necessaria. In un’epoca dominata dalla materia costruita, il verde non è un lusso: è una infrastruttura vitale.
