Riconversione del prato classico in prato dry

Con l’aumento della siccità e della crisi climatica, disporre di un prato dry è la soluzione perfetta per avere un giardino rigoglioso evitando sprechi di acqua. Questa tipologia di prato asciutto, infatti, ha necessità di pochissime irrigazioni l’anno e permette un risparmio di circa l’80% della manutenzione e delle risorse idriche.

Botanical Dry Garden vanta un’esperienza ormai pluriennale sui prati alternativi al classico prato inglese di graminacee. Il grande successo dei prati dry fa infatti credere che il futuro dei nostri spazi verdi non possa che tener conto su larga scala dell’impiego di queste piante tappezzanti calpestabili che sostituiranno, con molte meno esigenze, i manti erbosi di poacee. Ma la conversione di un prato classico non è un’operazione semplice, e va attuata con molta cura e attenzione.

  1. Realizzare un prato dry ex novo
  2. Conversione di un prato già esistente
  3. I consigli dell’esperto: la scelta dell’impianto di irrigazione

Realizzare un prato dry ex novo

La tecnica per la realizzazione di un prato a basso fabbisogno idrico ex novo prevede la lavorazione profonda del terreno e la preparazione della superficie come per una normale semina. Al termine di questa operazione, si trapiantano 5-15 piantine al metro quadrato di tappezzanti diverse, in percentuali variabili a seconda delle esigenze.

La coesistenza di più tipologie di prati all’interno dello stesso giardino è fondamentale per la resistenza del prato. Le diverse esigenze nutritive delle piante, nonché il diverso apporto che ogni pianta dona al suolo, rende non solo il prato più resistente, ma anche il terreno più sano. Il tipo di tappezzante da trapiantare va scelto in base alle esigenze del giardino e dei suoi proprietari: le temperature invernali, la presenza di salsedine, ma anche il livello di calpestio o la presenza di animali domestici fanno la differenza. Ogni pianta ha delle caratteristiche specifiche che la rende adatta a diverse esigenze.

Una volta effettuato il trapianto delle piantine, bisognerà attendere un periodo di tempo che varia dai 2 ai 6 mesi perché esse, con il loro sviluppo, coprano l’intera superfice del prato, e la nuova vita del giardino prenderà forma. Irrigazioni sporadiche e sostanziose accompagneranno il completo sviluppo e falciature più frequenti durante il primo anno aiuteranno a tenere sotto controllo le immancabili infestanti stimolando la crescita orizzontale delle piantine.

Conversione di un prato già esistente

Talvolta può risultare difficile o addirittura controproducente pensare di distruggere un lavoro ben fatto per la conversione in dry, in un prato meno esigente e sicuramente più rustico del classico prato inglese. Per questo motivo, la conversione ex novo non è l’unica opzione, ed è possibile un’alterativa considerata più “indolore”.

È infatti possibile innestare piantine alternative sul prato già esistente, evitando di lavorare la superficie. Si tratta di una tecnica che richiede attenzione e pazienza, e un regime di irrigazioni completamente diverso.

Vediamo quali sono, step by step, tutte le tecniche da adottare per ottenere un prato dry riconvertito. 

  1. La pulizia generale dell’area. Con l’ausilio di un decespugliatore professionale, va asportata tutta l’erba visibile, lasciando intatto l’apparato radicale. Si fa, dunque, quello che in gergo si chiama “terra nera”.
  2. Creazione dei fiori per il trapianto. Per questa operazione possono essere usati attrezzi diversi, dalla comunissima zappa a trivelline montate su trapani professionali: dipende dal tipo di terreno e dalla sua consistenza.
  3. Trapianto. Si colloca un numero variabile tra 5 e 15 piantine al metro quadrato all’interno dei fori, e si ricopre con attenzione il pane di coltivazione. Se il terreno intorno al buco è sufficientemente fine, non è necessario integrare. Altrimenti, cospargere la superficie con terreno tendenzialmente sabbioso e fine, che ci permette di coprire bene il pane di terra delle piantine.
  4. Rullature ed irrigazione di trapianto. Una rullatura subito dopo l’impianto serve a costipare il terreno e spianare bene la superficie. Poi un’abbondante irrigazione completerà l’opera.
  5. Irrigazione. Sarà necessario a questo punto regimare bene i turni irrigui. Il vecchio prato ritornerà verde in breve tempo, ma irrigando di rado, le piantine appena messe (più arido-resistenti) esse tenderanno a coprire la superficie

A differenza della conversione ex novo, questa tecnica non dà un risultato immediato, e per la completa conversione saranno necessari 1 o 2 anni.

I consigli dell’esperto: la scelta dell’impianto di irrigazione

Per una buona riuscita della conversione del prato in dry, particolare attenzione va posta sulla scelta dell’impianto di irrigazione. Le nostre ultime esperienze ci portano a pensare che l’uso di sub irrigazione sia la scelta migliore, visto che moderne ali gocciolanti impediscono l’intrusione radicale preservandone la funzionalità per decenni.

Anche in questo caso la conversione da impianto per aspersione a sub irrigazione non è traumatica. È possibile usare le tubazioni già presenti e, al posto degli irrigatori, innestare i tubini dell’impianto che verranno posti 5-10 cm sotto terra a circa 40 cm l’uno dall’altro.

Questa tecnica permette un ulteriore risparmio di acqua e non comporta lo spostamento di arredi quando si fanno le irrigazioni. Praticamente invisibile.